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Perché Gesù era povero?

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La povertà di Gesù, condizione testimoniata ampiamente nella Parola, stride con l'opulenza di certi predicatori moderni, tanto osannati e famosi anche tra la gente del mondo, che pretendono lauti compensi per le (presunte) guarigioni che dicono di dare.
Vediamo, alla luce delle Scritture, se anche il Signore Gesù si comportava in questo modo, al suo tempo...

Quando Gesù nacque fu posto in una mangiatoia, come è scritto: "(Maria) diede alla luce il suo figlio primogenito, e lo fasciò e lo pose a giacere in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo" (Luca 2:7). Dio il Padre avrebbe potuto benissimo farlo nascere nella casa di Erode o in una casa nobile, oppure provvedere un posto nell'albergo per Giuseppe e Maria, ma non fu così, poiché anche i re magi venuti dall'Oriente "[...] trovarono il bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aperti i loro tesori, gli offrirono doni: oro, incenso e mirra" (Matteo 2:11).
L'oro, l'incenso e la mirra non vennero conservati da Gesù quale tesoro personale, perché lui stesso disse: "Non vi fate tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine guastano, e dove i ladri sfondano e rubano [...]" (Matteo 6:19).

Gesù nacque in un luogo umile e da genitori umili; la sua famiglia era povera, sebbene fosse discendente di Davide. Luca scrisse: "Quando poi furono compiuti i giorni della purificazione di lei secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore, come è scritto nella legge del Signore: Ogni maschio primogenito sarà chiamato santo al Signore, e per offrire in sacrificio, come è detto nella legge del Signore, un paio di tortore o due giovani colombi" (Luca 2:22-24); da queste parole si deduce chiaramente che Giuseppe e Maria fossero poveri.

Gesù stesso visse povero in questo mondo perché è scritto: "Voi conoscete infatti la grazia del Signor nostro Gesù Cristo il quale, essendo ricco, si è fatto povero per voi, affinché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà" (2 Corinzi 8:9); in realtà non aveva neppure un luogo dove posare il capo, secondo quanto egli stesso disse: "[...] le volpi hanno delle tane e gli uccelli del cielo dei nidi; ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il capo" (Luca 9:58). Quando visse sulla terra, Gesù non visse in un palazzo reale, non indossò vestimenti magnifici e neppure visse nelle delizie come invece fanno i re della terra; lui disse: "Ecco, coloro che portano splendide vesti e vivono in delizie stanno nei palazzi dei re" (Luca 7:25); eppure era il "re d'Israele" (Matteo 27:42; Giovanni 12:13).
"Allora i soldati lo condussero nel cortile interno, cioè nel pretorio, e convocarono l'intera coorte. Lo vestirono di porpora [...]" (Marco 15:16-17); furono i soldati che gli misero una corona di spine sul capo: "intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo" (Marco 15:17). Quando seppe che la gente stava per venire a rapirlo per farlo re, Gesù "[...] si ritirò di nuovo sul monte, tutto solo" (Giovanni 6:15), senza cercare la gloria degli uomini, ma quella del Padre che lo aveva mandato; e così deve fare la Chiesa di tutti i tempi!

Entrando in Gerusalemme, Gesù non cavalcò un cavallo bianco né fu portato dai suoi discepoli su una lettiga reale, ma cavalcò un puledro d'asina: "E Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra come sta scritto: Non temere, o figlia di Sion; ecco, il tuo re viene, cavalcando un puledro d'asina" (Giovanni 12:14-15; Zaccaria 9:9). Gesù era semplice di cuore, ce lo dimostrano il suo parlare e il suo comportamento.

Gesù visse povero; non aveva con sé neppure la didramma con la quale pagare l'imposta annua che ogni israelita, dai vent'anni in su, doveva pagare per il mantenimento del culto, infatti disse a Pietro: "[...] va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che verrà su; aprigli la bocca e vi troverai uno statere; prendilo e dallo loro per te e per me" (Matteo 17:27). Gesù avrebbe potuto diventare ricco se avesse cominciato a chiedere compensi per i suoi insegnamenti e per le sue guarigioni, ma Lui non stimò la pietà essere fonte di guadagno, come invece fanno oggi molti predicatori; Gesù Cristo esercitò "la pietà con animo contento del proprio stato" (1 Timoteo 6:6), lasciandoci l'esempio perfetto da seguire.

I predicatori del "Vangelo del benessere" hanno il coraggio di dire che chi è povero sulla terra non ha una grande fede in Dio e non è benedetto. Ma che diremo allora? Che Gesù Cristo, essendo povero non aveva una grande fede in Dio? O forse che Gesù era un uomo di poca fede perché non aveva nulla sulla terra? Gesù ebbe fede e lo dimostrò sia compiendo segni, prodigi e opere potenti nel nome del Padre, sia vivendo con nulla per sé, sia nel deporre la sua vita per noi. Ebbe fede in Dio, mentre apostoli, profeti, dottori, pastori ed evangelisti moderni sono ribelli e mostrano la loro incredulità chiedendo il denaro come fanno i mendicanti; altri maledicono quelli che offrono loro poco o nulla. Tutti costoro sono dei mercanti che mettono in vendita i loro ministeri (sermoni, meditazioni, consigli, visite, ecc.); ciascuno di loro stabilisce il proprio compenso.

Mi è capitato che alcune anime, facendomi visita, mi abbiano chiesto un consulto spirituale; alla fine del consulto, erano disposte a offrirmi una certa somma come "compenso", ma io rifiutai.
Ho saputo invece che il 2 aprile 2010 per una guarigione dal cancro sono stati chiesti 300.000 dollari durante la crociata di Atlanta, in Georgia (USA).
Dov'è tutta questa grande fede che dicono di avere, questi ministri che vivono nelle delizie, nei piaceri della vita e nel lusso sfrenato?

Non assomigliano per nulla al buon samaritano, che con coraggio prestò soccorso al fratello, pagando addirittura di tasca propria le cure necessarie. Costoro non solo non pagano nulla, addirittura riscuotono lauti compensi e li pretendono a suon di versetti biblici interpretati alla loro maniera (Luca 10:25–37). Dicono di avere fede in Dio, ma in effetti il loro cuore prova piacere nelle vie ingannevoli e nelle loro ricchezze che hanno accumulato gravando i fedeli con i passi della Scrittura. Tosano le pecore del Signore, portando via il denaro dalle loro mani con i più svariati pretesti; hanno accumulato beni in gran quantità con la frode e poi ardiscono dire: "Guardate quanto Dio mi ha benedetto! D'altronde il Signore onora quelli che lo onorano!". Questi predicatori parlano dei loro beni come se Dio glieli avesse dati per la loro retta e giusta condotta; dicono di essere come Abramo, ma non è vero, anzi sono come Balaam (2 Pietro 2:15) e Ghehazi, servo di Eliseo (2 Re 5:20).

Abramo fu chiamato amico di Dio, ma costoro non sono amici di Dio, bensì suoi nemici, perché sono amici del mondo: "Chi dunque vuole essere amico del mondo si rende nemico di Dio" (Giacomo 4:4). La chiesa di Cristo non deve seguirli e nemmeno frequentare le loro assemblee e i loro scritti dovrebbero essere ignorati.

Gesù disse: "Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi, che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi, che ora piangete, perché riderete. [...] Ma guai a voi ricchi, perché avete la vostra consolazione. Guai a voi che siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché farete cordoglio e piangerete" (Luca 6:20-25).
Amen!

 
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