Articoli d'attualità

"Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole" (Ecclesiaste 1:9).

Testamento naturale o bio?

"Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola" (Salmi 119:9).

La parabola dei talent(-show)

"DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità" (Salmi 46:1).

Il Consolatore ci consola

"Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato" (1 Pietro 2:6).

La preghiera rivolta ai defunti

Approfondimenti

Ricordo che quando ero un ragazzo e non conoscevo ancora il Signore, nelle conversazioni tra amici si usava spesso ripetere il detto "Sicura è solo la morte!". Il tempo passa, si invecchia, ci si ammala, e non si può sapere cosa ci riserverà il domani.
Nel libro di Giobbe è scritto: "Nudo sono uscito dal grembo di mia madre e nudo vi ritornerò". Consapevole della propria caducità, l'uomo ha sempre tentato di lasciare disposizioni chiare sulle sue ultime volontà e nella maggior parte dei casi, ha deciso di farlo redigendo un testamento.


Dal punto di vista giuridico, il testamento è un atto mediante il quale il testatore manifesta la propria volontà e dispone delle proprie sostanze per il tempo in cui avrà cessato di vivere.
Anche la Bibbia ci parla del testamento e afferma: "Poiché dove c'è un testamento, ci deve essere necessariamente anche la morte del testatore. Il testamento infatti è valido solo dopo la morte di qualcuno, perché non ha alcuna forza mentre vive ancora il testatore" (Ebrei 9:16-17).
Consideravo come l'uomo, ospite su questa terra, abbia sempre cercato di disporre al meglio i suoi beni accumulati in una vita di sacrifici, pensando naturalmente che fossero suoi. La Scrittura ci ricorda che ci fu un re molto ricco e sapiente, più di tutti i re della terra, il cui nome era Salomone e il quale scrisse: "Così ho odiato ogni fatica che ho compiuto sotto il sole, perché devo lasciare tutto a colui che verrà dopo di me. E chissà se sarà saggio o stolto? Ma comunque egli sarà padrone di tutto il lavoro che ho compiuto con fatica e in cui ho usato sapienza sotto il sole. Anche questo è vanità" (Ecclesiaste 2:18-19).
Caro lettore, domandiamoci: "Dove sono finite le grandi ricchezze di re Salomone?".

La Parola di Dio, nel libro della Genesi, ci spiega che l'uomo e la donna sono caduti peccando di orgoglio, poiché volevano essere come Dio; ancora oggi, dopo tanti millenni, l'uomo si sente ancora il padrone della propria vita pensando di sapere cos'è bene per sé e per gli altri. Ma è proprio così? È in potere dell'uomo disporre della propria vita?
Gesù dice che l'uomo non ha il potere di fare bianco o nero un solo capello (Matteo 5:36).
Meditiamo su quell’io superbo e orgoglioso che accompagna l'uomo dalla sua caduta in Eden, fino ad oggi: "Pilato perciò gli disse: «Non mi parli? Non sai che io ho il potere di crocifiggerti e il potere di liberarti?». Gesù rispose: «Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse dato dall'alto; perciò chi mi ha consegnato nelle tue mani ha maggior colpa»" (Giovanni 19:10-11).
E Giovanni Battista per lo Spirito testimoniò: "L'uomo non può ricevere nulla, se non gli è dato dal cielo" (Giovanni 3:27).

Da qualche anno, tra le tante novità, anche in Italia si è cominciato a parlare di testamento biologico, ossia della possibilità di lasciare disposizioni in merito alle terapie mediche alle quali si è disposti a sottoporsi, nell'eventualità di malattie irreversibili e invalidanti, che impediscono al paziente di esprimere la propria volontà.
Indubbiamente, la medicina ha fatto passi da gigante in questi ultimi decenni, ma bisogna anche ammettere che l'uomo, nel suo spingersi sempre oltre, ha talvolta inventato macchine che, seppur sofisticate, non possono guarire, ma solo prolungare le sofferenze del malato.
Questo dimostra che l'uomo, nonostante si sforzi di fare il bene, non può fare nulla senza l'aiuto e l'intervento di Dio.
Si sente spesso parlare di morte dignitosa in nome della quale si rifiuta ogni condizione di sofferenza che possa togliere al malato la sua dignità. A tale proposito l'apostolo Paolo scrive alla chiesa di Corinto: "Ma noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo per i Giudei e follia per i Greci" (1 Corinzi 1:23).
I Giudei rimasero scandalizzati nel vedere un uomo debole, umiliato e inchiodato a una croce, poiché essi attendevano un re, un Messia forte e vigoroso, che li potesse liberare dall'oppressore romano. I Greci invece, pregni della loro cultura filosofica e amanti della razionalità, trovavano folle una tale sofferenza.

Purtroppo ancora oggi l'uomo trova scandaloso e non dignitoso, essere inchiodato a un letto d'infermità e assistere impotente al proprio decadimento fisico. Per natura, nessun uomo può accettare di buon grado la sofferenza o una malattia improvvisa, poiché tutti vorremmo avere un corpo vigoroso come quello di Mosè, e il solo fatto di invecchiare e di vedere le proprie forze venire meno è già di per sé difficile da accettare. Per questo motivo, caro lettore, dobbiamo andare a Gesù, il Figlio dell'Iddio vivente, l'unico uomo che riuscì ad accettare con gioia la sofferenza e la croce (Ebrei 12:2); Gesù Cristo il Signore, il mediatore del nuovo patto tra Dio e l'uomo (Ebrei 9:15).
Tutto è per grazia! È la grazia che ci sostiene, ci dà la forza e ci prepara ad attraversare anche la valle dell'ombra della morte. Senza la grazia di Gesù si cade nella disperazione!
Quante testimonianze ho udito di fratelli e sorelle in Cristo, che nella sofferenza o in punto di morte, hanno consolato invece di essere consolati!

Il mondo si preoccupa per ciò che avverrà, ma Gesù ha detto che i figli di Dio non devono essere solleciti per il domani, perché con loro c'è e ci sarà sempre Gesù Cristo il Signore.
"Lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro spirito che noi siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi, eredi di Dio e coeredi di Cristo, se pure soffriamo con lui per essere anche con lui glorificati. Io ritengo infatti che le sofferenze del tempo presente non sono affatto da eguagliarsi alla gloria che sarà manifestata in noi" (Romani 8:16-18).
Signore parla ai cuori di quanti soffrono!
Amen

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