Articoli d'attualità

"Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole" (Ecclesiaste 1:9).

Testamento naturale o bio?

"Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola" (Salmi 119:9).

La parabola dei talent(-show)

"DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità" (Salmi 46:1).

Il Consolatore ci consola

"Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato" (1 Pietro 2:6).

La preghiera rivolta ai defunti

Approfondimenti

Considerare è compiere una riflessione intima che implica un'accurata valutazione delle circostanze, col fine di arrivare a una conclusione certa. Quando consideriamo non lasciamo nulla al caso, perché vogliamo essere certi di essere nel giusto e riscontrarne del beneficio.
È nella natura dell'uomo riflettere sulle circostanze, lo facciamo senza neanche rendercene conto, e nessun uomo sensato può farne a meno.


Nella Scrittura il termine “considerare” assume, nella maggior parte dei casi, un significato positivo. L'azione di considerare è associata all’avere una buona risposta, un esito favorevole dalle cose prese in considerazione; considerare diventa, in quest’accezione, il contrario di disprezzare: se abbiamo considerato qualcosa non possiamo riconoscere altro che bene in essa, al contrario non l’avremmo presa in considerazione, l’avremmo disprezzata, odiata, oltraggiata, e così via.
In un senso più generico, considerare significa esclusivamente prendere in considerazione tutti gli elementi di un'esperienza di vita o di una situazione che si vive in modo personale e intimo. Anche questo aspetto non manca nelle Scrittura; per illustrarli entrambi voglio prendere ad esempio alcuni avvenimenti descritti nella Bibbia.

Iniziamo con l’avvenimento di Genesi 40:16-22.
Vi sono due uomini che vivono un'esperienza simile contemporaneamente, sono il capocoppiere e il capopanettiere del Faraone d'Egitto, imprigionati per ordine del loro sovrano. Nelle carceri entrambi hanno un sogno, ma non potendo comprenderne il significato chiedono spiegazione a Giuseppe.
Con l'aiuto di Dio, Giuseppe svela il significato dei due sogni apparentemente simili. Per il capocoppiere il significato è positivo, in quanto l'interpretazione chiarisce che di lì a breve il Faraone lo avrebbe ristabilito nel suo incarico. Il capopanettiere, avendo udito il resoconto favorevole per il capocoppiere e vivendo la medesima esperienza, chiede anche lui il significato di ciò che ha sognato. Per lui però, la rivelazione è triste, in quanto parla della sua morte anziché della sua scarcerazione. E le cose in seguito vanno inevitabilmente come Dio ha rivelato a Giuseppe.
Di sicuro il capopanettiere avrà considerato in se stesso ciò che era accaduto al capopanettiere ed era fiducioso che anche a lui fosse riservata la stessa sorte. Molte volte noi cristiani crediamo che siccome ai nostri fratelli Dio provvede in modo “favorevole” (secondo il nostro giudizio), anche a noi Dio sia pronto a elargire lo stesso dono. Se siamo malati e udiamo di altri guariti deve essere così anche per noi. Se abbiamo bisogno di un lavoro e Dio ha risposto ad altri dando un impiego, Dio che è buono deve agire allo stesso modo. Arriviamo persino a pretendere che Dio debba per forza agire come crediamo giusto e ci costruiamo un castello di sabbia fatto di versetti della Bibbia presi per giustificare i nostri pensieri.
Questo avvenimento non spiega perché il Faraone abbia liberato uno e ucciso l'altro, così come Dio non deve darci alcuna spiegazione di come agisce individualmente con i suoi figli. Noi, d'altro lato, non dobbiamo illuderci arrivando a conclusioni che non sono quelle di Dio.

In Genesi 18:9-12 è scritto un altro avvenimento importante: il rinnovo della promessa ad Abrahamo e Sara circa la nascita del loro figlio Isacco.
È scritto che Sara ascoltava ciò che accadeva nella tenda dove c'erano suo marito e i due angeli di Dio.
All'udire che avrebbe avuto un figlio l'anno successivo, Sara rise dentro sé perché consapevole di essere in avanti con gli anni (anche Abrahamo lo era), senza più i ricorsi delle donne e oltretutto sterile fino a quel momento. Nel considerare quelle parole, la conclusione di Sara non poteva essere positiva.
Facilmente puntiamo il dito e diciamo che mancava la fede in lei, ma lo stesso si può dire di Abrahamo perché dopo essere stato chiamato il padre della fede (Genesi 15:1-6), dubitò e chiese a Dio di far prosperare Ismaele, perché egli era vecchio e non poteva avere figli da Sara, sua legittima moglie (Genesi 17:15-18). Ma noi cosa avremmo concluso? Abbiamo mai considerato per noi stessi a cosa serva avere un figlio oltre i novant’anni, dopo essersi rassegnati a non averne potuti avere in tutta una vita passata nel pieno vigore? Siamo così spirituali e ripieni di fede che non avremmo riso anche noi a quelle parole?
Sara ci mostra come consideriamo Dio quando ci parla. Ci sono realtà che oramai per noi sono inutili, scontate, impossibili da realizzare ai nostri occhi, addirittura prive di ogni senso logico per la nostra vita; ma se Dio dice una cosa attraverso la sua Parola e i suoi Ministri, quella è.
Vediamo i nostri parenti sempre più increduli, eppure Dio ci dice di pregare continuamente per loro, e ci spinge e dà la fede per farlo.

L’ultimo avvenimento che voglio meditare insieme, scritto in Luca 15:11-21, è la storia del figliuol prodigo.
Il figlio minore di un uomo ricco chiese la sua parte di eredità al padre. Prese quello che gli spettava e andò via di casa. Dissipò quindi ogni suo bene fino al punto che, sopraggiunta una grave carestia, fu costretto al servizio di un uomo a pascolare i suoi maiali. La Scrittura dice che, “rientrato in sé”, considerò di tornare umilmente dal padre per mettersi al suo servizio, e così fece.

Sicuramente questo giovane avrà tratto le sue conclusioni prima di chiedere la sua parte di eredità. Egli credeva che vivere lontano dalla casa del padre fosse un bene per lui. Desiderava godersi la vita il più possibile ed era sicuro di essere in grado di amministrare i suoi beni. Ma le considerazioni giuste e vere le ebbe solo dopo essere rientrato in sé, e per rientrare in sé c'è bisogno dell'intervento di Dio.
Le considerazioni di questo giovane non furono opportuniste come quelle del capopanettiere, perché il suo intento era di chiedere sinceramente perdono al padre e mettersi al suo servizio, sempre se il padre lo avesse accettato. Si crede che quando si arriva a toccare il fondo poi si rinsavisca, ma non sempre è così. Il risanamento della mente di questo ragazzo fu dovuto all'intervento di Dio, com’era avvenuto al re Nebucadnetsar. Dio aveva reso folle per sette anni questo re, lo aveva fatto vivere come le bestie nei campi, e alla fine lo aveva riportato in sé.
Come credenti dovremmo avere sempre l'attitudine di questo giovane ritornato in sé. Dovremmo sempre considerare di aver peccato davanti a Dio e umiliarci sinceramente chiedendogli perdono, sapendo che Lui può ristorarci e metterci al suo servizio. Non dobbiamo, però, avere più pretese con Dio, perché davanti a Lui abbiamo già preteso e sperperato ogni bene che ci ha dato, e per natura siamo ancora pronti a farlo.
Quando Dio ci parla, il nostro considerare deve scaturire dal suo intervento in noi, non dai nostri ragionamenti.

Alla fine di questo breve scritto, è giusto lasciare il tempo di considerare.
Due riflessioni sono d'obbligo e importanti per la Chiesa universale:

  • Giacomo 1:2-3. Chiediamoci come consideriamo le prove che Dio ci dà.
  • Filippesi 3:17. Chiediamoci come consideriamo i Ministri di Dio.

Pace

Articoli in evidenza

Il passato l’abbiamo già vissuto, il presente lo stiamo vivendo, e il futuro? Possiamo immaginarlo oppure aspettarlo. La Bibbia ci chiama a...

Come ti immagini nel futuro

Quando il male si confonde col bene e viene presentato in maniera affascinante, non è difficile rimanere sedotti. Per questo la Bibbia ci avverte...

Il fascino del male

I bambini ci mostrano con i loro disegni come Gesù vince questa brutta realtà.

Il bullismo