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La fede di Anna

"Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato" (1 Pietro 2:6).

L'apostasia (VIII parte)

Approfondimenti

Nell’articolo precedente ho considerato come facilmente l’essere umano tenda a preferire chi più soddisfa le sue aspettative o chi ha più affinità col proprio carattere.
Dato che per ogni individuo è inevitabile avere delle preferenze, possiamo chiederci se anche Dio abbia delle preferenze e, soprattutto, quale genere di persona abbia quelle caratteristiche adatte a renderlo preferito da Dio.


Nella Bibbia ci sono molti nomi di persone dalle quali Dio ha deciso di farsi conoscere e alle quali ha manifestato la sua misericordia e la sua grazia, eppure notiamo che conducevano una vita come tante altre persone comuni, nel loro tempo e nei luoghi dove esse vivevano.
Quando leggo la genealogia di Gesù, che si trova nel vangelo di Matteo, mi sorprende che non compaiano i nomi di Sara o Rebecca, mogli dei patriarchi Abrahamo e Isacco, mentre ci sono quelli di Rahab e Ruth: due donne che non appartenevano al popolo di Dio.
Rahab viveva a Gerico, in mezzo a un popolo incredulo, eppure è piaciuto a Dio che una donna prostituta riconoscesse nel suo cuore che “l’Eterno, il vostro DIO, è DIO lassù nei cieli e quaggiù sulla terra” (Giosuè 2:11). La sua vita e quella dei suoi familiari furono risparmiate dalla distruzione ed essi dimorarono in mezzo al popolo d’Israele.
Ruth era una donna moabita, ma nel suo cuore nacque il desiderio di seguire sua suocera Naomi, così lasciò la sua nazione e il suo popolo e decise di appartenere al popolo di Dio.
Certamente in Israele vi erano donne virtuose e pie che osservavano la Legge, mentre forse queste due straniere erano disprezzate e non tenute in considerazione, ma il Signore riguardò a loro per compiere la sua opera misteriosa e meravigliosa.

Come stranieri, anche noi eravamo occupati nelle faccende di questa vita, seguendo il corso di questo mondo (Efesini 2:1-3). Non abbiamo alcun merito per il quale vantarci, non abbiamo potuto fare nulla da noi stessi per essere graditi a Dio.
Ad avere la convinzione che sia necessario comportarsi bene, fare l’elemosina, aiutare il prossimo, o anche solo essere d’accordo con quello che dice la Scrittura, infatti, si cade nell’errore che Dio sia obbligato ad avere un occhio di riguardo nei nostri confronti. Invece non è possibile che con le nostre capacità, o con il nostro buon senso, siamo in grado di fare o dire qualcosa per trovare grazia agli occhi di Dio ed essere grandemente favoriti da Lui.
Peccatori così come siamo, è stato il Signore Gesù a venire a cercarci un giorno, per grazia. Lui ci ha chiamati per seguirlo e ci accolti nella sua Chiesa perché il Padre “ci ha grandemente favoriti nell’amato suo Figlio” (Efesini 1:6).

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