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La preghiera rivolta ai defunti

Giovani

Chi conosce la storia di Davide sa che egli, dopo essere stato unto re da Samuele, non iniziò subito a regnare, ma dovette attendere a lungo prima di poter salire sul trono d'Israele.
Da questo periodo di attesa che caratterizzò la vita di Davide, abbiamo tratto tre insegnamenti che valgono ancora per noi oggi.
Scopriamo insieme quali sono.


La fedeltà dell’uomo
Davide fu unto re prima della morte di Saul, tuttavia non tentò mai di spodestarlo, ma attese pazientemente l'adempimento del piano di Dio, sapendo che il trono apparteneva a Saul per volontà divina e che ogni autorità è costituita da Lui: “Ogni persona sia sottoposta alle autorità superiori, poiché non c'è autorità se non da Dio; e le autorità che esistono sono istituite da Dio” (Romani 13:1). Davide non poté aspettare l'avvento del proprio regno come fanno la maggior parte dei principi, confortati dal lusso dei propri palazzi, ma dovette fuggire e nascondersi perché Saul lo voleva morto.
Nonostante tutte le avversità che dovette affrontare in questo periodo, Davide non cessò mai di lodare l'Eterno e di riconoscere la sua fedeltà; e proprio grazie alle difficoltà e alle afflizioni, Dio lavorò la sua vita e lo preparò per l'incarico che avrebbe dovuto svolgere: “È stato bene per me l'essere stato afflitto, perché imparassi i tuoi statuti” (Salmo 119:71).

La fedeltà di Dio
Dio vuole che noi viviamo in questo mondo senza seguirne il corso e senza adeguarci al peccato che regna in esso. Questo significa che il mondo ci odierà e ci disprezzerà, ma il nostro compito è di vivere seguendo i comandamenti che il nostro Padre ci ha lasciato.
Voi siete miei amici, se fate le cose che io vi comando [...]Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma poiché non siete del mondo, ma io vi ho scelto dal mondo, perciò il mondo vi odia” (Giovanni 15:14,19).
Ciò che più mi colpisce è che Dio ha riservato a Davide un trattamento molto duro, ma allo stesso tempo, lo ha sempre protetto e gli ha sempre provveduto ciò di cui aveva bisogno (cfr. 1 Samuele 21:4). Anche a noi l’Eterno ha lasciato scritto che non ci lascerà mai senza il necessario, ma nelle privazioni è talvolta difficile vedere Dio, soprattutto per dei giovani discepoli come noi, ecco che allora la Parola ci conforta con la promessa che tutto serve al nostro bene: “Or noi sappiamo che tutte le cose cooperano al bene per coloro che amano Dio, i quali sono chiamati secondo il suo proponimento” (Romani 8:28).

Re su questa terra o nei Cieli?
Quando Dio decide di salvare un'anima, in virtù del sacrificio del Figlio essa diventa coerede di Cristo stesso e acquisisce le cariche di sacerdote e re. Il valore di queste cariche è spirituale, in quanto siamo fatti re e sacerdoti nell’eredità che Dio ha stabilito in Cristo. Per noi questo ha delle implicazioni anche per il presente, ma soprattutto sulla vita futura. Agli occhi del mondo però, queste cose non hanno alcun valore, è come se non esistessero e non ci conferiscono alcun diritto.
Nonostante Dio ci abbia insignito di tali onori, così come avvenne a Davide e poi anche a Gesù, Egli ha deciso che prima di entrare nella gloria con i nostri fratelli dobbiamo rispettare con pazienza anche le autorità che Lui ha posto su questa terra. E qui torniamo all’esempio che ci ha lasciato Davide nel suo comportamento verso Saul.

In conclusione, non illudiamoci che seguire Dio sia una cosa semplice, perché Dio ci ha promesso tutt’altro; ma non perdiamoci neanche d'animo, poiché Dio ha altresì promesso che se ci affidiamo a Lui, Egli è capace di rinvigorirci e di donarci la gioia per proseguire il nostro cammino.
Il Signore Gesù comprende le nostre sofferenze perché le ha sperimentate prima di noi, senza però commettere peccato . Se sentiamo che il cammino si fa duro e che le nostre forze vengono meno, cerchiamo soccorso presso Dio ed Egli ci darà il suo aiuto.

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