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L'apostasia (VIII parte)

Giovani

Nella vita di tutti i giorni, ci capita spesso di vedere la pagliuzza nell'occhio del nostro fratello e non la trave che c'è nel nostro. Questo perché, sebbene agli occhi di Dio non esista un peccato più grave di un altro, l’uomo è stato capace di creare per esso una scala di misura soggettiva e culturale.
In questo modo, anche se siamo coscienti di essere peccatori, ci inganniamo nell'errore di considerare il nostro peccato più tollerabile di quello degli altri, al solo scopo di giustificare i nostri sbagli.


Nella mia esperienza di ragazzo cresciuto in una famiglia cristiana, la consapevolezza che tutti pecchiamo è stata graduale.
Da bambino, pur vedendo che gli altri sbagliavano, spesso non me ne rendevo nemmeno conto, ma crescendo e iniziando a frequentare la scuola, ho preso man mano coscienza del fatto che i miei compagni erano diversi da me e si comportavano in maniera diversa. Di conseguenza, nella mia mente ho cominciato a crearmi delle categorie. Arrivato infine all'età adolescenziale, la mia identità, il mio carattere e il mio modo di vedere le cose si sono consolidati. A un tratto ho preso coscienza del fatto che le persone che mi erano state a fianco tutta la vita non erano perfette come credevo e tutti i loro difetti, che prima non vedevo, sono inaspettatamente emersi davanti ai miei occhi.
E così i miei giudizi sul prossimo si sono fatti più arditi. “Un abisso chiama un altro abisso...” (Salmo 42:7).

Eppure, non è che avessi fatto chissà quale scoperta, infatti anche la Scrittura afferma: “poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio” (Romani 3:23). Più che altro ho trovato in me stesso un modo di pensare sbagliato e pericoloso per un cristiano. Allora sono andato alla Parola.
La preghiera del fariseo, esemplifica molto bene l'attitudine che alberga nel cuore dell'uomo: “O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, rapaci, ingiusti, adulteri, e neppure come quel pubblicano. Io digiuno due volte la settimana e pago la decima di tutto ciò che possiedo” (Luca 18:11).
Gesù non ha mai detto di confrontarsi con gli altri su chi sia migliore o su chi abbia sbagliato di più, ma piuttosto di sopportarci gli uni gli altri nell'amore, dato che siamo tutti peccatori.
L’unico che pur essendo uomo non ha mai sbagliato è stato Gesù, perciò noi dobbiamo confrontarci e imitare solo Lui. L'apostolo Paolo aggiunge che se ci accorgiamo di non riuscirci dobbiamo imitare i servi che il Signore ha scelto perché a loro volta sono imitatori di Cristo.
Non soffermiamoci sullo sbaglio degli altri, ma chiediamo a Dio di essere purificati e confessiamo le nostre colpe davanti a Lui. Ognuno è responsabile davanti a Dio per sé stesso e per quello che fa. Il giorno che Signore mi chiederà conto, io non voglio rispondere come rispose Adamo, incolpando mio fratello, i miei genitori, i professori o addirittura Dio stesso. Quel giorno (che è ogni giorno), spero di potermi presentare davanti a Gesù con l'attitudine del pubblicano: “Il pubblicano invece, stando lontano, non ardiva neppure alzare gli occhi al cielo; ma si batteva il petto, dicendo: «O Dio, sii placato verso me peccatore»” (Luca 18:13). Non esistono altre strade: o si è come il fariseo o come il pubblicano. Entrambi avevano sbagliato, entrambi erano peccatori, entrambi sapevano del peccato dell’altro, ma solo il pubblicano tornò a casa sua giustificato.

Tu che leggi questo articolo, se sai di essere come il fariseo, sappi che non è tardi! Finché siamo in questa tenda corruttibile, saremo sempre esposti al peccato, perciò chiediamo a Dio di preservarci da questo male. Se cadi spesso in questo sbaglio, fai come dice la Parola: confessa e chiedi al Signore di non commetterlo più, avendo fede nella sua Scrittura, la quale ci attesta che Lui ci rialza quando cadiamo “perché il giusto cade sette volte e si rialza, ma gli empi sono travolti nella sventura” (Proverbi 24:16).
Affidiamo tutto a Gesù, senza guardare né a destra né a sinistra, badando solo ai nostri sbagli e non a quelli degli altri. E se dovessimo trovare un peccato nel nostro fratello? Intercediamo presso Dio e non abbandoniamo mai l’attitudine del pubblicano elogiata da Gesù.
Dio ci benedica.

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