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La Scrittura dice che Dio è misericordioso, ma non sempre i credenti riescono a vedere la sua misericordia manifestarsi nella propria vita. Sebbene noi fatichiamo a riconoscerlo, Egli elargisce sempre la sua pietà e la sua benignità nei nostri confronti, anche in modi che noi non riusciamo a comprendere...


La Parola chiama Dio il “Padre nostro” e dice che noi siamo suoi figli, perciò come un padre educa il proprio figlio e lo corregge, così anche il Padre celeste usa differenti modi per educare e correggere i suoi figli. La Bibbia ci insegna che uno di questi metodi è la privazione, cioè Egli può punire un figlio privandolo di qualcosa per un certo periodo o per tutto il resto della sua vita. Così ad esempio, Miriam, la sorella di Mosè e Aronne, per aver parlato contro suo fratello a motivo della donna che aveva sposato, fu colpita dalla lebbra e di conseguenza isolata dall'accampamento per sette giorni. Similmente Mikal, figlia di Saul e moglie di Davide, colpevole di aver disprezzato suo marito poiché aveva danzato davanti all'Eterno, fu punita non potendo più avere figli fino al giorno della sua morte (cfr. Numeri 12 e 2 Samuele 6:20-23).
Dio può punire anche non facendo più sentire la sua presenza nella vita dei suoi figli, dando loro la sensazione che Egli non dia più loro ascolto: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Perché sei così lontano e non vieni a liberarmi, dando ascolto alle parole del mio gemito?” (Salmo 22:1).

Noi nella disciplina di Dio non riusciamo a scorgere la sua misericordia, per questo dobbiamo ricordarci di ciò che è scritto in Esodo 34:6-7: “E l'Eterno passò davanti a lui e gridò: «L'Eterno, l'Eterno Dio, misericordioso e pietoso, lento all'ira, ricco in benignità e fedeltà, che usa misericordia a migliaia, che perdona l'iniquità, la trasgressione e il peccato ma non lascia il colpevole impunito, e che visita l'iniquità dei padri sui figli e sui figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione»”. Questo deve essere accettato e non dobbiamo né arrabbiarci né tantomeno ribellarci con Dio, anche se la correzione non ci fa piacere: “Ogni correzione infatti, sul momento, non sembra essere motivo di gioia, ma di tristezza; dopo però rende un pacifico frutto di giustizia a quelli che sono stati esercitati per mezzo suo” (Ebrei 12:11). La correzione ha quindi lo scopo di produrre in noi un frutto pacifico, così da renderci come il nostro Padre celeste ci vuole. Questa è una grazia e la manifestazione della misericordia di Dio nei nostri confronti!

Dio può anche privare i suoi figli di qualcosa senza che questo sia una punizione. Ad esempio, Sarai e Abrahamo furono privati per un certo tempo della gioia di avere figli perché Sarai era sterile, ma alla fine Dio donò loro Isacco (cfr. Genesi 21:1-7). La privazione può anche durare per tutta la vita, come quegli uomini che “...pur avendo avuto buona testimonianza mediante la fede, non ottennero la promessa...”. Anche questo deve essere accettato, sapendo che il Padre celeste non ci impone delle rinunce per capriccio, ma perché è meglio per noi subire delle privazioni su questa terra ed entrare nel Regno dei Cieli con Lui, che avere tutto ed essere lasciati fuori. Persino questa è misericordia.

Noi cadiamo, ci allontaniamo da Dio, ma Egli ci perdona e ci rialza; e anche se ci punisce per il nostro peccato o ci nega i nostri desideri, non ci toglie però la salvezza che ci ha donato. Ecco che la misericordia di Dio si manifesta in ogni cosa che Lui fa per noi. Chiediamo a Dio di darci sapienza per riconoscerla sempre e forza per accettarla.

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