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"Quello che è stato è quel che sarà; quello che è stato fatto è quel che si farà; non c'è nulla di nuovo sotto il sole" (Ecclesiaste 1:9).

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"Come può un giovane rendere la sua via pura? Custodendola con la tua parola" (Salmi 119:9).

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"DIO è per noi un rifugio ed una forza, un aiuto sempre pronto nelle avversità" (Salmi 46:1).

La famiglia che Dio mi ha dato

"Ecco io pongo in Sion una pietra angolare, eletta, preziosa, e chi crede in essa non sarà affatto svergognato" (1 Pietro 2:6).

Amicizia con Dio o con il mondo?

Approfondimenti

La letteratura del passato ci ha tramandato poesie di rara bellezza, fra le quali ricordo tutt'oggi con piacere quelle lette e studiate a memoria ai tempi della scuola. I poeti sono capaci di usare parole così sublimi, che riescono a colpire dritto al cuore, e i loro versi soavi sono in grado di far emozionare chi li legge. Non è un caso se da sempre le poesie vengono utilizzate come dediche ad amici e innamorati, poiché è molto più semplice prendere in prestito le parole di qualcun altro piuttosto che comporne di nuove.
Ma quando ci rivolgiamo a Dio in preghiera abbiamo la stessa attitudine? Preghiamo il Signore usando "frasi fatte" o preghiere di altri pensando che Dio ci gradisca di più?


Dio non si lascia impressionare dalle nostre parole, ma guarda cosa c'è nel cuore. Egli gradisce poche parole, ma sincere, piuttosto che i lunghi discorsi e le ripetizioni inutili, infatti nella Bibbia non troviamo preghiere da recitare o particolari parole da ripetere per farci ascoltare da Dio.
Il "Padre Nostro", che viene comunemente definita "la preghiera modello", in realtà è stata detta una sola volta da Gesù e mai più ricordata né ripetuta nella Bibbia, né da Lui né da altri. Egli portò questo esempio per spiegare ai discepoli come l’uomo abbia la necessità quotidiana di rivolgersi al suo Creatore per riconoscere chi Egli è, e per essere da Lui perdonato e saziato.

Non abbiamo bisogno di farci notare da Dio come dagli uomini, ricorrendo a frasi fatte o a preghiere scritte da qualcun altro, poiché Egli conosce le profondità del nostro cuore, i nostri pensieri e le parole che usciranno dalla nostra bocca ancor prima che le pronunciamo. Dio conosce i nostri sospiri, i nostri silenzi, e anche quando rimaniamo senza parole, Egli mette le sue nella nostra bocca, creando in noi il frutto delle labbra, come dice in Isaia 57:19.

Pregare è dialogare con Dio. Con un cuore sincero possiamo confidargli i nostri pensieri, esprimergli la nostra gratitudine, dirgli quanto lo amiamo, e parlargli dei nostri bisogni e delle nostre ansietà.
A volte può succedere che ci arrabbiamo con Dio e per Lui abbiamo solo parole amare; ebbene, Dio ascolta anche quelle: "Venite quindi e discutiamo assieme" (Isaia 1:18).
Parliamo dunque, discutiamo, lodiamo Dio e facciamolo con un cuore sincero; ricordiamo che è dalla bocca dei bambini e dei lattanti che Egli ha tratto la sua lode.

Non scoraggiamoci pensando di non avere le parole giuste per pregare, apriamo la bocca e Dio stesso provvederà: Egli non è troppo in alto né troppo lontano perché la nostra preghiera non possa giungere al suo cospetto.

Ascolta

Preferisci ascoltare l'articolo qui di fianco anziché leggerlo? La Scrittura dice: "Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia..." (Apocalisse 1:3).

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