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La Parola di Dio, nel primo libro del profeta Samuele, ci narra la storia di Elkanah, uomo della tribù di Levi, e della sua famiglia.
Elkanah aveva due mogli, una si chiamava Anna, l'altra Peninna. Peninna aveva figli, mentre Anna non ne aveva.
Scopriamo insieme cosa rappresentano queste due donne nella vita di ciascuno di noi.


Elkanah era un uomo pio e ogni anno soleva andare con la famiglia ad adorare e a offrire sacrifici a Sciloh, dov'era il tabernacolo dell'Eterno, perché il tempio non era ancora stato costruito.
Per Anna il fatto di non avere figli era motivo di grande afflizione, e ogni qualvolta doveva presentarsi davanti all'Eterno, la sua rivale Peninna la molestava, ricordandole continuamente la sua condizione di sterilità. Per questo Anna non prendeva più cibo, chiudendosi nel suo dolore.
Non sappiamo perché Elkanah, pur amando Anna, abbia avuto due mogli, ma questo ci deve far considerare che avere più di una moglie fosse occasione per rivalità, contese, invidie e gelosie nella vita di Elkana, così com’era già avvenuto in quella di Giacobbe.

La Parola di Dio ci ricorda che l'uomo e la donna sono stati educati a vivere in modo vano dai propri padri.
Ci viene insegnato che una buona carriera e un buon posto di lavoro possono rendere più felici. Crescendo nasce in noi il desiderio lecito di sposarsi, avere dei figli e finiamo per desiderare tutto ciò che il mondo può offrire. Avvertiamo anche il bisogno di dare a figli e nipoti le cose che non abbiamo potuto avere noi in passato, pensando che così possano essere più appagati.
Ma se questo appagamento non si realizza? Un desiderio non realizzato può diventare motivo di infelicità, sofferenza e depressione. Si guarda al prossimo con invidia e rivalità, nella convinzione che sia più felice e soddisfatto di noi, perché ha tutto ciò che il suo cuore desidera. Si diventa disposti a tutto per ottenerlo, si spendono grandi somme di denaro, pensando che con i soldi si possa comprare tutto, e ci si indebita, perfino!

Questo modo di pensare e ragionare umano, è purtroppo presente anche nel popolo di Dio e Peninna, la rivale di Anna, lo sa molto bene.
Peninna conosce perfettamente qual è il desiderio che non si realizza nella tua vita e il suo compito è quello di ricordartelo sempre per farti irritare, proprio come succedeva ad Anna. Ma, fratelli cari, non pensiamo che si tratti per forza di un'altra persona: il più delle volte Peninna siamo noi stessi con la nostra autocommiserazione che ci accompagna ovunque, anche alla presenza del Signore, rendendoci tristi e muti.
E fino a quando vi saranno brecce nei nostri cuori, legate a forti delusioni e desideri non realizzati, la nostra rivale Peninna cercherà sempre di amareggiare l'anima nostra.

Come figli di Dio, dobbiamo essere educati a ragionare non come ragiona il mondo, ma come ragiona Lui: “E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio” (Romani 12:2).
Non si può, come infanti viziati, considerare per tutta la vita Dio ingiusto o parziale, ripetendosi: “Perché, Padre, a lui sì e a me no?”. Bisogna crescere!
Il Signore Gesù non ha lasciato questo esempio di vita. Il suo piacere era, ed è, fare la volontà del Padre: Allora ho detto: «Ecco io vengo. Nel rotolo del libro è scritto di me. DIO mio, io prendo piacere nel fare la tua volontà, e la tua legge è dentro il mio cuore»” (Salmo 40:7-8).
Il Padre non vuole figli rassegnati, ma figli compiacenti nel fare la sua volontà come è fatta in cielo, con gioia e allegrezza. Questo lavoro meraviglioso, ma allo stesso tempo molto doloroso, lo può fare solo il Signore Gesù con pazienza.
Ricordiamoci continuamente che l'uomo è nato per soffrire e che le cose materiali sono destinate a essere consumate. Solo Gesù può dare la vera pace e saziare appieno le anime nostre: “Io vi lascio la pace, vi do la mia pace; io ve la do, non come la dà il mondo” (Giovanni 14:27).

 

 

 

 

 

 

 

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